Avengers: Infinity War. Altri 10 anni a questi livelli

Il titolo è un augurio ai Marvel Studios. Era il 2008 quando una platea piena di dubbi, domande, sorrisi amari e sorrisini aspettava di vedere il primo Iron Man di Jon Favreau e con un redivivo Robert Downey Jr. Da lì in poi, per dieci anni, la casa cinematografica che, sulla carta, ha dato i natali ai supereroi più amati al mondo ha iniziato a sfornare una media due film ogni anno. Prima i personaggi più importanti come Capitan America, Thor e il già citato Iron Man, poi altri supereroi dimenticati come i Guardiani della Galassia, Black Panther e infine altri meno conosciuti al grande pubblico come Ant Man e Doctor Strange. Infine, Spider Man.

Dieci anni di successi, dieci anni di critiche, di strette di mano e manate sulle spalle. Qualcuno urlava allo scandalo: “Questo non è cinema”. No, vero. Gli hanno dovuto affibbiare l’epiteto di CineComics o Cinefumetto, per dirlo all’italiana. Giusto per cercare di allontanarlo dalla cerchia delle “cose” da vedere al cinema. Ma la realtà è che quei film sono diventati di culto e sono entrati di diritto nel panorama cinematografico della massa, giusto o sbagliato che sia, è così. Cosi come è vero che la Marvel Studios è riuscita in un’impresa quasi impossibile, ossia creare un universo collegato e collegabile in continua evoluzione dove è impossibile, o quasi, uscirne. Una sorta di Super Serie Tv da fruire al cinema. E dopo dieci anni, da quell’innocente pellicola di Iron Man che, niente niente, faceva un’aspra critica all’uso delle armi e il loro concetto filosofico di difesa per gli Stati Uniti d’America, esce il terzo capitolo di Avengers, Infinity War.

Non sto a parlare della trama, se siete finiti qui è perché già sapete tutto. E quindi: il film è davvero un buon film ed è uno dei migliori cinefumetti mai realizzati. È vero, qualche difetto c’è ma andiamo con ordine.

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COSA MI È PIACIUTO:
Thanos. La caratterizzazione di Thanos è una delle cose migliori del film. È un personaggio, finalmente, scritto bene, con una morale, un villain che ci ricorderemo per tanto tempo e che finalmente spazza via Ultron, che ormai è un vago e triste ricordo. Thanos ha un obiettivo, che nella sua ferocia e malignità, ha un senso ed è comprensibile. I modi, ovviamente, fanno la differenza. Ma lo stesso Thanos afferma che il suo metodo è democratico così ricchi e poveri, alti e bassi, sciocchi e intellettuali vengono trattati allo stesso modo. E questo a tratti ti fa quasi pensare che nonostante tutto non ha torto. E poi vedere un villain con dei sentimenti, be’, semplicemente mi fa davvero capire quanto lavoro ci sia stato dietro per cercare di creare una caratterizzazione dignitosa. Un plauso agli sceneggiatori.

Thor. Fermi tutti, a ‘sto giro hanno azzeccato anche Thor. Il dio del tuono è sempre stato un problema al cinema. I primi due capitoli sono una continua presa per il culo dei suoi poteri e dei suoi modi di prendere sin troppo sul serio. E nonostante ambientazioni dark non ha mai inciso e non ha mai riuscito ad accattivarsi il pubblico, diventando uno di quei film evitabili. Con il terzo capitolo (Thor Ragnarok), lo “zio” del tuono non si prende più sul serio. Scherza, gioca, combatte, si diverte, si mette in discussione, perde un occhio e finalmente diventa sensato. Può piacere oppure no, ma il terzo capitolo di Thor divide il pubblico e si regala una dignità. Meglio fare schifo che essere indifferente, no? E a proposito di dignità in questo Avengers: Infinity War, Thor diventa fondamentale. Torna a essere il dio del tuono che è forte, potente, prestante, un membro essenziale del team originario. Ottimo Thor.

Costruzione narrativa. Questo film è lineare. Non ha strani mezzucci temporali, non ha scelte narrative caotiche. È la più semplice delle storie, con una variante. Il protagonista principale, Thanos, colui che tiene le redini della trama e di fatto concentra su di lui il pubblico, ci appare subito ben visibile e riusciamo subito a comprenderne le ambizioni, le qualità, le caratteristiche. Immediatamente capiamo chi abbiamo di fronte. Perché? Perché non c’è bisogno di presentare nuovi personaggi, ci hanno pensato i dieci anni precedenti a farlo, in questo film il vero e nuovo personaggio è proprio lui e la costruzione narrativa è uno dei punti più interessanti di tutto il film.

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COSA NON MI È PIACIUTO:
L’UMORISMO A TUTTI I COSTI. È vero, in sala si rideva. E pure tanto. Ma a volte non c’è bisogno di metterci per forza un momento di ilarità o una battuta. A volte bisogna solo mostrare i fatti, la realtà, la sofferenza, il oanico, la preoccupazione, senza per forza dimostrare che “ehi, ragazzi, c’è di peggio, facciamo una battutina del cazzo”. No. A volte c’è bisogno di rispetto per quello che metti in scena. E mi riferisco soprattutto all’esasperazione delle battute di Star Lord ma anche momenti evitabili tra Iron Man e Doctor Strange. Insomma, questa è una nota stonata che più o meno spesso ritroviamo nei film della Marvel ma che in questo film ha toccato punte troppo alte e per di più inspiegabili e in momenti non motivati.

HULK. Bocciatissimo. E chiudo qui. Ci sta l’escomatoge per dimostrare che anche Bruce Banner ha davvero le palle sotto tutto quell’ingegno e cultura ma, perché?

IL TRAILER. Vedi sopra.Che fine ha fatto l’omone verde che corre insieme agli altri?

VOTO: 8

Un finale difficile da superare, nel senso che sarebbe perfetto così ma ho i miei dubbi che nel prossimo capitolo non torni tutto come prima. Quando si osa, si deve osare bene e non tornare indietro mai. Mai.

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